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Italy



Introduzione

La raccolta delle costituzioni preunitarie racconta la storia di un’Italia risorgimentale ancora territorialmente frammentata, ma molto integrata nell’Europa attraverso un dialogo e scambio continuo con le altre culture costituzionali straniere, specialmente quelle di Francia, Spagna, Austria, Polonia, Inghilterra, Belgio, Olanda, Svizzera, Germania e Stati Uniti.

Nel periodo della storia costituzionale coperto da questa raccolta, l’odierno Stato unitario della Repubblica Italiana non esiste ancora, ma esiste una realtà territoriale di governi e giurisdizioni molto articolata e considerata “frantumata” alla luce dell’idea di un “risorgimento d’Italia negli Studi, nelle Arti e ne Costumi dopo il Mille” (Saverio Bettinelli 1775), particolarmente viva nell’unico “stato antico” sotto dominio austriaco, il ducato di Milano e Mantova. Esisteva anche un concetto di “costituzione”, non solo nella tradizione del diritto romano e canonico, ma anche nella politica della Corsica (Paoli 1755 – Rousseau 1765).

In seguito alla rivoluzione francese si estinguono le antiche Repubbliche di Venezia (1797), Genova (1815), Lucca (1805) e Ragusa (1808). Solo San Marino resta indipendente e senza costituzione scritta. Le imprese militari francesi generano non semplicemente regimi di occupazione temporanea, ma anche nuove Repubbliche “sorelle” rette da Municipalità e Governi Centrali, tra cui Alba (1796), Reggio (1796), Bologna (1796), Crema (1797), Bergamo (1797), Brescia (1797), Ancona (1797-1798), la Tiberina (Perugia, 1797), Romana (1798-1800) e Partenopea (1799). Inizialmente si istituiscono Governi Provvisori dotati d un’organizzazione amministrativa e costituzionale provvisoria, per lo più importata ed imposta , ad es. nella Repubblica Ligure (1797-1805). A partire dalla Repubblica Subalpina (1800-1802), si può parlare anche solo più di un regime di occupazione che prepara l’annessione. Dall’unione di queste entità nascono la Repubblica cispadana e quella transpadana (1796-1797), fuse nella Repubblica Cisalpina (1797-1802), a sua volta trasformata prima nella Repubblica Italiana (1802-1805) e poi nel Regno d’Italia (1805-1814). Le costituzioni di questi “stati” dipendenti, ma anche già i primi atti istitutivi dei nuovi poteri usano un linguaggio costituzionale e si può parlare pertanto di una prima fase di costituzionalismo ambiguo sotto egemonia francese, cioè di un costituzionalismo giacobino, bonapartesco e napoleonico.

Dopo il Congresso di Vienna (1815) si restaurano lo Stato Pontificio (1798-1800: Repubblica Romana, 1809-1810: Empire, 1848-49: Repubblica Romana) nelle provincie della prima e seconda ricupera, il Regno sardo-piemontese (con la Liguria annessa), il Regno delle Due Sicilie “citra & ultra pharum” (con il Ducato di Sora e lo Stato dei Presidi annessi dal 1796). Il nuovo Regno Lombardo-Veneto (1815) accorpa il ducato di Milano e Venezia con i territori della terraferma veneta (Brescia, Verona, Vicenza-Bassano, Padova, Treviso-Conegliano, Belluno, Udine), non i Principati Vescovili di Trento e Bressanone (annessi al Tirolo nel 1803), Trieste e il Litorale (annessi nei regni di Illiria e Dalmazia). Infine sono conservati il Granducato della Toscana (1801-1807: Regno di Etruria), e i ducati e principati di Parma, Piacenza e Guastalla, Modena e Reggio, Massa e Carrara e Lucca. L’idea di una “costituzione per ceti” sul modello tedesco non ha grande fortuna e anche i vari piani di una confederazione italiana non trovano sbocco.

Alla debolezza della politica costituzionale delle monarchie restaurate rispose pertanto una seconda fase di costituzionalismo insurrezionale, attraverso onde di progetti e proclami ispirati soprattutto da Francia e Inghilterra nel 1814-1815, da Inghilterra e Spagna nel 1820-1821 (Due Sicilie, Stato Pontifico e Sardegna), da Francia, Belgio e Svizzera nel 1831-1832 (Provincie Unite), dall’intera Europa nel 1848-1849. La raccolta include i progetti delle autorità civili e militari coinvolti nei moti, nonché per ognuno di questi bienni il più significativo progetto costituzionale delle forze politiche operanti in condizioni di segretezza (Rinascente Impero Romano, 1814; Repubblica di Ausonia, 1821; Repubblica Italiana, 1832) nonché un abbozzo di Buonarroti “per ogni repubblica italiana” che riflette attorno al 1830 lo stato di maturazione delle idee democratiche in Italia sin dalla rivoluzione francese.

La raccolta dei documenti costituzionali non può pretendere di essere esaustiva. Restano esclusi tanti altri progetti solo “privati”, non certo di bassa qualità, che saranno resi accessibili in altra sede. Tra questi sono anche le prime idee costituzionali, non ancora elaborate in forma di articolato, ad es. da parte di Pietro Verri, Sullo Stato Politico del Milanese, 1790. Oppure quelle presentate al celebre concorso bandito il 27 settembre 1796 per l’Amministrazione generale della Lombardia sul tema: "Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità dell'Italia" (in: A. Saitta, Alle origini del risorgimento: i testi di un "celebre" concorso (1796). Vol. I-III. Roma: Istituto di storia italiana per l'età moderna e contemporanea, 1964).

Per criteri di territorio e di tempo sono rimaste escluse le costituzioni della Corsica (1755 e 1794), della Repubblica Settinsulare (1803), delle Isole Jonie (1818), del Tirolo (1813), di Monaco (1848) e di Trieste (1851). Un rinvio esplicito meritano anche le costituzioni in lingua italiana del cantone Ticino (1803, 1814, 1830). Anche le costituzioni austriache del 1848/49, solo parzialmente applicabili ai territori italiani, nonché quella dell’Impero Germanico del 1849 (partecipata da delegati di Trento e Trieste).

A differenza delle raccolte finora realizzate, sono incluse peraltro molte costituzioni transitorie o provvisorie (“petites constitutions”) e frammenti di costituzioni, finora piuttosto trascurate da chi considera la durata indice esclusivo di qualità. Si tratta in particolari delle dichiarazioni dei principi fondamentali, degli statuti costituzionali delle nuove monarchie, dei trattati internazionali che vincolano il potere costituente, dei vari progetti di lega politico-militare o federazione ecc., la cui natura e qualità di costituzione può essere discutibile e tributaria dei dibattiti attuali sul costituzionalismo“multilevel”. Usando il concetto di costituzione più ampio ed elastico possibile, la lista dei documenti si è allungata, forse a beneficio della leggibilità della storia costituzionale preunitaria.

Particolare attenzione doveva essere prestata anche alle versioni in lingua francese, utili per ricostruire l’influenza delle autorità militari e politiche, delle dinastie reggenti e degli esuli. Peraltro ancora nel caso dello Statuto albertino, quella francese era da considerarsi versione originale.

L’edizione mira alla massima autenticità possibile, privilegiando le pubblicazioni ufficiali, la trascrizione diplomatica dei manoscritti non pubblicati, la segnalazione di divergenze sostanziali tra manoscritti e trascrizioni o tra versioni in più lingue.

Le note finali indicano la fonte su cui si basa l’edizione, i principali momenti di ripubblicazione ed eventuali traduzioni in altre lingue. Le note offrono inoltre informazioni minime sui lavori preparatori, sugli autori, su vincoli discendenti da trattati internazionali, su modifiche successive del testo e sulla durata del vigore delle fonti adottate.

Ringraziamenti particolari sono dovuti oltre all’equipe di Kassel a tante persone ed istituzioni, per ogni singolo documento. Nelle biblioteche e negli archivi italiani, austriaci e francesi, tante buone anime hanno dato una mano. Aiuti preziosi sono stati dati anche da innumerevoli colleghi, storici e costituzionalisti. A titolo particolare si possono menzionare qui solo Luca Fascio, autore dell’indicizzazione dei testi, Tiziana Franchi per la trascrizione di molti manoscritti, e Giuliana Icardi per l’assistenza bibliotecaria alessandrina, l’equipe della biblioteca Patetta di Torino e i colleghi della redazione dell’Archivio di Storia e Diritto Costituzionali di Torino, specialmente Fabio Longo e Mario Dogliani.

Bibliografia delle raccolte costituzionali precedenti

A. Aquarone; M. D’Addio; G. Negri, Le costituzioni italiane, Milano: Edizioni di Comunità, 1958.

A. Berruti (a cura del Ministero per la Costituente), Moderne costituenti e costituzioni, Firenze: Sansoni, 1946.

N. Cortese, Costituenti e costituzioni italiane del 1848-49, Napoli: Libreria Scientifica Editrice, 1951, vol. II.

M. D’Addio et al., Le costituzioni italiane 1796-1799, Roma: Colombo, 1993.

W. Daum, “Italien”, in: Quellen zur Europäischen Verfassungsgeschichte im 19. Jahrhundert, Teil I: Um 1800, Bonn: Dietz, 2006 (CD-Rom).

A. Lanzellotti (Lanzillotti), Costituzioni politiche delle principali nazioni, 3 vol., Napoli: [s.n.], 1820 (pubblicazioni anche separate), cui si aggiunge: Costituzione di Polonia del 1791 sotto Stanislao 2. Tradotta in italiano da Angelo Lanzillotti, Napoli: [s.n.], 1821.

L. Marchetti, Le assemblee e le Costituzioni italiane: durante il triennio rivoluzionario, 1796-1799, Firenze: Sansoni, 1946 (Studi storici per la costituente n. 9).

G. Manna, Il dritto costituzionale d’Europa ossia raccolta delle principali costituzioni politiche d’Europa dal 1791 fino a nostri giorni comparate ed illustrate, Napoli: Porcelli, 1848.

G. Negri; S. Simoni, Le Costituzioni inattuate, Roma: Colombo, 1990.

L. Palma, “Testi delle principali costituzioni moderne”, in: A. Brunialti, Formazione e revisione delle costituzioni moderne, Torino: Unione tipografico-editrice, 1894, vol. 2.

E. Rotelli, Le costituzioni di democrazia: testi 1689-1850, Bologna: Il mulino, 2008.

[S.e.], Costituzione belgica del 1831 e la costituzione francese del 1830, susseguite dai primi atti costituzionali dei principi riformatori italiani, non che dagli statuti costituzionali degli altri stati d’Europa, e particolarmente di quelli che furono, sono e saranno applicati agli stati italiani, Bologna: presso Giacomo Monti, 1848.

[S.e.], Costituzione politica della monarchia proclamata e sanzionata da sua maesta il re Ferdinando 2.: confrontata colla Carta di Francia dal 1830, la Costituzione Belgica del 1831, e la Spagnuola del 1812, Potenza: stabilimento tipografico di V. Santanello, 1848.

[S.e.], Le quattro Costituzioni italiane concesse dai principi riformatori nel 1848, Fuligno: Tip. Tomassini, 1848.

[S.e.], Raccolta di costituzioni italiane dal 1796 al 1849, Torino: Tipografia economica, 1852, 2 vol.

[S.e.], Raccolta di tutte le costituzioni antiche e moderne, Torino: Tipografia G. Cassone, 1848, vol. 1 e 2.